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November 29 Riflessione senza titolo. Penso gettando via i libri, giù dalla libreriaTutto comincia da un buon titolo. La penna in mano, assoluta tranquillità della camera a luce fioca, una leggera frenesia dell'essere per i desideri, opprimenti, di fare, innanzitutto, e trascrivere ogni singolo dettaglio, poi. Ma l'assenza di un titolo diventa un problema non indifferente.
Come si può dirigere il proprio flusso di idee senza un determinato nome? Non siamo tutti noi chiamati in qualche modo fin dalla nascita? Le persone, i parenti, lo Stato non riconosce forse nel ClaraRamazzotti chi siamo, dove andiamo, quanto viviamo? E dunque anche per scrivere il TITOLO, nel suo diventare nome&cognome di quelle letterine accostate, assume un ruolo.
Appena appoggio la penna sulla carta, sottile, quest'ultima, a righe, mi aspetto che tutto fili liscio, l'inchiostro si getterà sul bianco del foglio tracciando linee leggibili. E invece no. Resto leggermente pensierosa, zitta, fisso per un attimo la lampada sulla scrivania e sospiro. Poi mi passo una mano tra i capelli, svogliata, dicendomi che "magari domani sarò in grado" ma quel domani è come i famosi lunedì della dieta...Da lunedì farò. Poi non si fa mai. Così anche stasera, e ieri, e insomma da un pò di sere a questa parte mi siedo, seggiola scricchiol-traballante su cui butto tutta me stessa e ammiro ebetamente il fascio di fogli di fronte a me. Potrei elaborare qualcosa, produrre, addirittura, due o tre articoli, portarmi avanti col lavoro diciamo. In pratica, però, vivo nel tempo condizionale. Tutto un se di cui poi me ne frego bellamente.
Mi trovo, la sera, a chiedermi, appoggiata a vecchie copie dell'Espresso, perchè non leggo più, da un pò di tempo. Ogni pedina è al suo posto sulla scacchiera ma...Ho abbandonato i miei amici di cartaruvidogialla, i compagni dell'universaleconomicafeltrinelli. Come fosse uno sforzo immane riprenderli, chiamarli a gran voce "proustkafkabennitondelli, ehilà!". E qualche volta scrivo.
Può esistere una pausa dalla carta?
E un titolo, alla fine, non c'è. E neppure un'argomentazione.
November 26 Mozart è in seconda classe Le vite delle persone si incrociano, fuggevolmente, in molte occasioni. Una di queste è il tragitto Verona Porta Nuova - Desenzano Del Garda, treno regionale delle diciasetteecinquatratrè, binario sette. In mente ho quell'aria che accompagna l'apertura di Eyes Wide Shut, accanto ho un ragazzo (capelli lunghi, mossi, sciarpa goffamente abbandonata sulle spalle) che scrive note sul pentagramma.
E' uno scrittore, come un pò tutti noi, come nessuno di noi.
Il mio codice sono le lettere: consonanti, vocali, dittonghi accostati in un linguaggio ampiamente comprensibile. Le sue sono impercettibili segni di matita tra le righe parallele del quaderno, riccioli curvette sol la do.
Squilla un cellulare.
"Robin Hood e Little John van per la foresta...", la Disney a rovinare tutta la poesia del forsecompositore e della forse...mah, qualunque cosa sarò.
"e come si definirebbe?"
"dipende. quante parole posso usare?"
"tre"
"non-lo-so."
November 24 E' svegliarsi con la neve tuturuturuMondieu!Nevica! Stamattina, verso le otto, ho aperto i miei cisposi occhietti e ho ammirato mia madre che sciabattava per casa sbuffando "nevica che palle odio la neve neve del piffero nevica". La Conci ritiene che la neve sia troppo, come dire, troppo...fredda. Bella scoperta. Se le dico che siamo al ventiquattrodinovembre le viene un colpo.
Ad ogni modo, mi sono alzata lentamente, ho scostato la tenda arancione e ho contemplato la neve, bianca morbida e pulita. Mentre scrivo ha già smesso, ma per circa due ore è stato tutto molto natalizio (come se servisse...ogni tot minuti sparaflesciano una pubblicità con indicazioni dettagliate per regalare il brandy al nonno, il nintendo ds alla sorellina, una beauty farm alla mamma, un'amante al papà), tanto che penso di aver sentito suonare campanellini e meravigliosi cori vari.
Avevo la remota speranza di poter uscire e fare un ciclopico pupazzo di neve, con bottoni e naso a carota e una scopa in mano, ma tutt'al più posso fare una pallina informe di nevicchia annacquata, non c'è proprio lo stesso fascino. Pensare che l'ultima volta che la neve, qui nel bel mondo bresciano campagnolo, è arrivata ad essere alta circa dieci centimetri è stato nel millenovecentonovantasei. Lo ricordo perchè era stato un anno assolutamente fantastico, nuovo, mi ero appena trasferita e c'erano i miei nonni e mucchietti di cugini che, oggi, non so più dove sono. Il mio pupazzo era alto quanto il tronco dell'albero che ho di fronte alla mia camera, una betulla spelacchiata con più muschio che legno.
La neve.
Farò come Linus, la metterò in una scatola e la porterò in giro con me.
(cliccate sul link sotto l'immagine)
November 22 StazioneFermatiCheDevoDirgliCheA...Potrebbe bastare UNA parola. Anzi due. Un inizio e una fine, dei confini ben limitati ad una crescente splendida felicità.
Una passeggiata o tante, vento o pioggia.
Potrebbe bastare anche solo un secondo per dirgliele, quelle due microscopiche paroline, ma poi lo guardi negli occhi, e pensi che dirlo cancellerebbe quel sapore, quel dolcissimo profumo, quel bacio sul collo.
Non è presto. E' "solo" troppo stupendo e perfetto per essere detto. C'è...c'è che quelle parole vorrei dirtele ogni minimo secondo e, chissà, forse le sciuperei. Allora aspetto un pò, finchè non mi esploderanno dentro e le sentirai.
Voglio sfiorare un petalo di quei fiori gialli.
E mi parteiltrenodevoandarescusa...
November 20 BonBon PomPomDonne Uomini Dei...
vesto un abito ambiguo fatto di pellicole e lucette fluorescenti.
Broken lines, broken strings, Broken threads, broken springsc'è stato un tempo, forse, in cui la musica era la mia anima.
c'è stato un tempo in cui ero un raggio luminoso che suonava la chitarra, che accentava le note.
non ho messaggi da dare. ho musica da suonare.
ho vita.
November 17 Addentare una fettalatteLa giornata è iniziata anche piuttosto bene, volendo, vista la scoperta felice (e apprezzata) della fine delle lezioni di letteratura latina. Evidentemente il magister ne aveva già parlato ma, ahimè, se insegni Quintiliano alle ottoemezzadimattinadilunedì non puoi pretendere attenzione o una qualsivoglia forma di ascolto cosciente. Il mio corpo è lì, la mia mente altrove, insomma. Giunta poi l'ora di storia medievale (giornata all'insegna dell'attualità, sì...) c'è stata una piacevole pausa di ben dieciminuti in cui ho avuto modo di sgambettare fino alle macchinette fuori dall'aula, ammirare con piccoli sagaci commenti (esempio: "M'ispira un casino quel succo alla pera" oppure "La fiesta...E' COSI' CIOCCOLATOSAAAA" segue bava) il contenuto e puntare col ditino macchiato di tratto pen blu - mi macchio sempre di tratto pen blu - la kinderfettalatte. Acquolina in bocca di rito, i miei buoni settantacentesimi che dlin dlin dlon cadono e...magia. Era così buona. Sapeva così tanto di kinder, così tanto di fetta, così tanto di latte. E' stato una specie di trip proustiano, la mia kinder come la sua madeleine. Sono tornata indietro di circa dodici anni e toh, guardami lì, codini biondi liscissimi, Barbie-qualcosa-di-famoso in mano e lei, merendina morbida bianca e marrone. Uao. Certi sapori ti restano addosso, impregnano la tua memoria come certi profumi e neanche raggiunti i novant'anni li puoi scordare. Ma perchè dimenticarsi della kinder, poi... November 16 Sotto il marePensieri sparsi, per il giorno di San Valentino duemilaequattro.
Oggi è una festa inventata dai fabbricanti di cartoline d'auguri per far sentire di merda le persone.
Non sono andato al lavoro oggi, ho preso un treno per Montauk, non so pechè, non sono un tipo impulsivo.
Forse mi sono solo svegliato un pò depresso. Devo far riparare la macchina.
Che schifo di freddo su questa spiaggia. Montauk a febbraio. Geniale Joel.
Pagine strappate, non mi ricordo di averlo fatto. Sembra che sia la prima cosa che ci scrivo sopra da due anni.
La sabbia è sopravvalutata, sono solo sassi minuscoli.
Se riuscissi a incontrare qualcun'altra...Le probabilità che questo succeda sono sempre di meno visto che non sono capace di stabilire un contatto visivo con una donna che non conosco.
Forse dovrei tornare con Naomi, lei era carina. Era bello che fosse carina.
Lei mi amava.
(the eternal sunshine of a spotless mind)
November 12 U.S.A. ANNO ZERO
Il 4 novembre giunse e portò con sé un nuovo presidente in questo mondo: Barack Obama. Ciarlavo con alcuni amici dell’avvenimento e, tra commenti concitati e inni alla gloria degli Stati Uniti che “finalmente qualcosa di decente fanno”, qualche voce fuori coro mi ha fatto riflettere. Perché tanta gioia per un uomo che non ha nulla a che fare con l’Italia, poco o niente con il nostro modo di fare politica e disinteressato, magari, alle vicessitudini partenopee? Tenterò di rispondere. Innanzitutto perché questo nostro piccolo scialacquato mondo è giunto ad un momento di aridità incredibile: i modelli da seguire, quelli positivi, si contano sulle dita di una mano; noi giovanotti universitari e non siamo divisi tra disillusi globali e ferventi sostenitori di questo o quel modo di fare, di essere, ma restiamo comunque con un pugno di mosche in mano; si stava meglio qaundo si stava peggio, eccetera eccetera. Poi, un giorno, arriva la notizia che negli Stati Uniti d’America il presidente è nero. Caspita. Considerando che la segregazione razziale è terminata (mah, forse…) grossomodo quarant’anni fa, un certo salto di qualità è stato fatto. Obama si è dovuto battere con la Clinton (una donna, certo, ma pur sempre Hilary Clinton, non si mangia a colazione una così) e, soprattutto, con il veterano della guerra in Vietnam. Basta nominare una qualche battaglia, delle medaglie e lo spirito hollywoodiano degli americani sale alla ribalta, poco importa se poi McCain punta tutta la sua politica sulla vecchia (ma sempre efficace con quei teneroni d’oltreoceano) storia che l’America è bella buona ricca e sempre lo sarà amen. Barack Obama ha invece detto chiaro e tondo vi aumento le tasse perché siamo a terra. Date un’occhiata alle nostre passate elezioni, tutti dicono che le tolgono. L’ipocrisia è un’arma a doppio taglio, puoi momentaneamente vincere, ma resterai così soggiogato, ad un certo punto, che sarà tardi fuggire. Sincerità dunque, secondo punto a suo favore. Sì certo, c’è anche qui l’idilliaco momento in cui il sogno americano sarà realtà, ma concedeteglielo, è pur sempre un USA man, son fatti così… Il terzo punto a suo favore è in quel “change” che può voler dire tutto e niente. Cambiare, sì, ma come? Attraverso quale grande impresa di pulizia? Quando? Solo cambiare. E lui impersonifica questo momento storico al 100 %. In ultimo, puntare sui giovani. L’avremo sentito tante volte ma qui non si tratta di un bacucco che sfoggia cimeli di guerra “ehy oh i’m so proud of me”, Obama si muove verso coloro che sono sempre stati diversi, annientati, colti e messi da parte dall’ignoranza, in un Paese profondamente privo di sapere, a differenza dell’Europa che tanto sa e poco fa (a eccezion fatta della Gran Bretagna, della Francia e della Germania...) E, sia chiaro, non cadiamo nel qualunquistico “avresti votato Obama perché sei di sinistra”, per favore, un minimo di riflessione. Non è assolutamente corretto parlare di destra e sinistra, come noi le intendiamo, quando si discute del Governo americano. Strutture, storia e ideologie sono completamente differenti e se uno statunitense si sentisse definire “di sinistra” riderebbe, parecchio. Questa è gente che ha inventato il Mc Donald’s, dubito abbiano Marx sotto il cuscino. E se anche ce l’avessero, beh, l’ha detto il loro presidente: Change can happen! November 10 Saziami di baciPer la prima volta nella mia vita capisco il senso di un Bacio Perugina.
E la frase dentro mi è più congeniale che mai.
E' proprio vero che c'è una prima volta per tutto, io li trangugiavo con depressione. Oggi li ammiro.
November 09 Dialoghi che potrebbero non avere dialogo-"Questo è uno sciocco mondo"
-"Dici?"
-"Certo...ogni cosa va giustificata: dove sei stato, cosa hai fatto, perchè l'hai fatto. Ecco, soprattutto quest'ultima domanda non la capisco. Perchè l'hai fatto."
-"Beh dovresti sapere perchè fai qualcosa no? Ci dovrebbe essere un motivo"
-"......"
"ATTENTA!"
-"..a cosa?"
-"No era tanto per urlare. E non ne avevo nessunissimo motivo."
-"Comunque non rispondi alla mia domanda"
-"Troppe domande, ti fai troppe domande."
November 08 Non ci sono più i Rossi di una voltaIl bello delle grandi città sono i graffiti. Quelli seri, da periferie piene di suoni hiphop, dove un pò di colore e arte vengono fusi al cemento squallido di una metropoli dai contorni grigiastri. Ancor più interessante è notare come i messaggi più importanti, veritieri, subliminali siano impressi sulle mura di queste città, ad urlare la loro esistenza, al passaggio di tutti. E dunque, in questo fervente momento in cui Maria Stella c'ha nulla di meglio da fare che togliermi quel poco di futuro che già non credevo di avere, appare questa, a Milano.
(cliccarci su per vedere)
Poveri comunisti. Neanche questo fanno più. November 05 McCain:ciupaaaaaaLo sapete tutti, l'animo giornalistico di Clara qui vien spazzato via...
Obama, ciao, come stai?
Ben arrivato. November 02 Altra domenica...chissà se ti arriva il mio pensieroDomenica. Un'altra domenica, noiosa come la precedente, soleggiata e fresca come ogni sacrosanta giornata autunnale in campagna. C'è un indefinito silenzio, come se allo scoccare delle sedicidisabatopomeriggio toc! tutto si spegne. Le auto restano orfane dei loro proprietari, scomparsi sicuramente in una visitina parentale che ben si sarebbe evitata, non c'è nessuno in giro, nel suo significato più letterale: non vola una mosca. Questo paese è decisamente perfetto se si vuole stare in un angolino, sotto un albero, foglie marroncine e gialle, ormai, sulla riva di un fosso. C'è un rombo, ogni tanto, è qualche campo smosso di soppiatto, sembrerebbe distante anni luce ma no, è qui, dietro il filare di alberi, il canneto, un silos a mò di grattacielo.
Pare un pò strano, a novembre appena arrivato, fare qualche calcolo. Cosa mi è passato accanto, quello che ha attraversato le mie giornate, gli incontri. Quante nuove persone, una meglio dell'altra, una nota diversa per ognuno di loro. Come può essere assurdo, certe volte, provare le stesse cose nel medesimo momento in cui le provano altri sconosciuti. Sconosciuti, all'inizio. E passeggiando passeggiando finisci in una metropoli con un'omonima, che ha aneddoti folli da raccontare e qualche cimitero in cui scrivere; prendi l'auto, sporca, come sempre, e girovaghi; ricevi lettere, invii qualche cartolina, aggiungi numeri di cellulare alla rubrica pur sapendo che, tanto, comunque vada, non li rivedrai più, erano compagni di viaggio, hanno terminato il loro compito ma un pò di nostalgia è lì, schiacciata dal sentire nuovo che stai bene. O almeno ci sei molto vicino a quella cosa che tanto e tanto muove gli animi, felicitàamoregioia boh. Sali su un treno, mp3, e non sai bene che succederà, anzi, non lo sai affatto, finchè non metterai piede alla stazione, tra la folla, ad aspettare di capire come sei arrivata lì.
Passi.
E' tutta questione di passi.
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