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    December 29

    Adieu Adieu Abientò!

     
    Essia. Me ne vado. Passerò mesi in una tenda ai confini del mondo per ritrovare il mio io perduto tra solitudine e diari di bordo.
    O forse vado a Firenze due giorni per ubriacarmi come una matta assieme a care amiche disposte a trangugiare birra e patatine senza freno, ballare in piazza e stare sveglie fino alle sei. Dicesi anche "ultimo dell'anno in compagnia".
    Per cui ci ritroveremo come le star quando mi sarò ripresa dal sicuro coma etilico e avrò qualcosa di più da scrivere di un semplice burp!
     
    Spero che anche voi, ovunque siate e andiate, abbiate cari amici che intonano con voi "buona fine, buon inizio".
     
    Al 2009, comunque vada.
     

    December 28

    Postumi da lampadina IKEA

     
    Notte. Beh, non notte tarda ma pur sempre mezzanotte e mezza, imposte delle finestre sigillate, è passato un motorino (truccato) on the road. Col freddo allucinante che fa ringrazio la mia patente rosa nel portafoglio e la citrè verde parcheggiata in garage.
    Samoa, il piccolo pupazzetto in legno che deve il suo nome all'omonima isola greca ha i colori un pò sbiaditi (rosso, lilla, giallo), colpa della mia stanchezza dovuta a poco studio e troppe riflessoni. Perchè penso? Non si può solo dire "vado"?
    Sono un'illusa.
    Da un buon numero di mesi credevo sinceramente di essere diventata l'esempio di persona che si getta dal burrone e lascia scorrere la vita nelle sue vene. Mi sentivo così piena d'energia, serena, forte. Tutto ciò, ovviamente, sormontato dalla ferma convinzione che se mi lascio andare vivrò intense emozioni, apogei kerouachiani, scossoni decisivi per poter urlare "io esisto".
    Che stronzate.
     
    La notte della vigilia mi sveglio di soprassalto. Se ci penso attentamente è una bella filosofia ma finora l'ho applicata ricevendo risposte negative. Arrivando persino a dovermi giustificare,e questo un pò è terribile, della mia felicità, della grande pacatezza interiore raggiunta, delle scorie eliminate. Evidentemente la gente non vuole piccole entità felici, ma grandi depressioni inalienabili. "Si stava meglio quando Clara era cinica". Interessante.
    Il problema è che ho visto il mondo rosa, con occhi diversi e tonti non diversi e pronti a cambiare. E non importa se è normale, è un caos quando credi che la soluzione alla tua vita siano due settimane sul Jubilee Bridge. Poi torni e sei fottuto. Felicemente fottuto.
     
    Non mi trovo più tra i garbugli di mente e cuore.
    Paranoizzo e penso scioccamente a tutto. Non doveva andare così, sarei dovuta tornare piena di sicurezza e buon senso e take it easy, 'sti cazzi. Nel giro di quattro mesi ho attraversato tutte le emozioni che non avevo potuto toccare in vent'anni. Corro.
     
    Corri con me, i.?
    December 25

    Notte brava

     
    C'è un fascino incredibile in un bicchiere di vino, che poi diventano due calici, poi un altro sorso, poi una birra, poi due anime nere, poi.
    C'è.
    C'è il fascino di poter buttare giù qualcosa senza pensare, visto che, quotidianamente, si pensa troppo. O troppo poco.
    Pensare è una delle cose peggiori. Pensare, credere, amare sono tre cose che nascondono insidie incredibili.
    Rifletti continuamente, noti come le cose o le persone cambino ma t'illudi cretinamente e credi, che altro puoi avere se non fede? E credi, prendendo quell'aereo in una mattina di luglio, e credi, scrivendo pagine su pagine in un parco assolato - De Andrè nelle orecchie, la sua musica sa cosa provo - e credi, cercando il regalo giusto a Natale, una festa di cui non ti fotte niente, una festa per cui non hai fatto mai regali a qualcuno, neppure alla tua migliore amica, ma un regalo, uno, lo fai.
    Pensare.
    Devo smetterla di farlo. Un giorno sono partita e al ritorno avevo capito. Adesso di nuovo non capisco. E penso. E trangugio un pò di vino, e ho l'occhiata impietosa di qualche amica che gentilmente recupera la borsa abbandonata chissà dove. Gli amici sono proprio entità superiori. Niente arriva al momento giusto, loro sì. Fortunatamente.
     
    Quanto mi sento stupida ad aver deciso di pensare ancora (chi non pensa è vuoto!, intanto io sono solo piena di alcol), ad aver deciso di credere ancora (Buona Fine Buon Inizio mi aveva detto qualcuno. Ci avevo creduto, davvero...). Quanto mi sento stupida ad aver...
     
    Oggi ho gli stessi sintomi di allora. L'emicrania, la non voglia...Gli stessi.
    Tutto perchè ho pensato di credere all'amore.
    December 24

    Vigilia

     
    Ho freddo.
    Mi manca un pò di libertà.
    Ho le imposte chiuse, fuori c'è nebbia, poca, gocciolante.
    E forse è solo questo Natale, che mi dona la mia malinconia. O forse è qualcun'altro..
     
    Passa.
     

    (Lisbona, 2006)

    December 21

    Alle generazioni fottute

     
    Il buongiorno si vede dal mattino. Vero, verissimo, quindi presumo che oggi sarà una giornata assurdamente inutile, io pigiata sui libri di storia medievale (eh, vi perdete Santa Giulia a Brescia, gli Ostrogoti, la caduta dell'Impero Romano e la serie di papi...), the sun is shining fuori dalla finestra e mia sorella mi sveglia mettendo a palla lo stereo con la musica techno. Già il mio definirla musica è una concessione più che onorevole, non fatemi dire altro. Vorrei però essere d'aiuto alle generazioni che verranno, quella di mia sorella (quasi tredicenne) in primis, vorrei dare il mio contributo dicendo che...Mi dispiace. Mi dispiace che già si era sfigati noi nati dopo gli anni Sessanta/Settanta, chissà come siete messi male voi adesso.
    Mi dispiace perchè i vostri cartoni animati fanno pena, Sailor Moon e Papà Castoro ve li siete persi in pieno; mi dispiace perchè non avete più un programma fatto per voi, il pomeriggio, ma solo una serie tormentata ed epilettica di mediashopping uno dietro l'altro, vi siete persi Solletico, l'arrivo della Melevisione, la Domenica Disney su Raidue; mi dispiace perchè non avete mai sentito il rumorio dell'audiocasetta che si disfa nello stereo e voi lì a farvi venire un crampo all'indice per rimettere a posto il nastro; mi dispiace perchè non avete visto buttar via le vhs per i dvd, le musicassette delle fiabe (di mille ce n'è, nel tuo mondo fatato lalala) per i cd, i floppy per le chiavette usb, non avete colto il passaggio dal passato al futuro, ve lo siete trovato già lì, con vecchioni intorno che sbuffavano "ah, i giovani d'oggi non capiscono", beh, non per colpa vostra, ma per colpa loro che non vi hanno spiegato nulla; mi dispiace perchè le sorpresine dell'Uovo Kinder erano fenomenali, ora se le comprano solo quelli dai 3 anni in giù (che neanche potrebbero); mi dispiace perchè non troverete più le manine appiccicose nelle patatine San Carlo e mi dispiace perchè Cristina D'Avena è da un pò che non si sente. Fondamentalmente mi dispiace.
    Non abbiamo un futuro scritto, e mi dispiace anche per me, che ho i miei ricordi d'infanzia racchiusi su Facebook dove sono la fans di questo o quello, però siete più fregati voi. Non lo dico perchè denigrando il Duemila io salvi i Novanta, ma ho avuto indubbiamente più culo.
     
    Sorellina, giochiamo al cristalball (che tocca tutto ma non sporca cristal ball...)
     

    December 19

    Sonnambula felice


    Aula d'informatica dell'università di Verona. Aula s3 per essere precisi. Ore...mmm...tredicietrenta. Stato mentale: vuoto ipergalattico.
    Non solo sono totalmente avvolta da una sonnolenza (dimostrata ed evidenziata da occhiaie paurose che fanno notare a tutti coloro che m'incontrano che non dormo da circa 24 ore) quasi abissale ma mi sto anche decisamente scazzando, come è ovvio, visto che su questa fondamentale parte del mio carattere e/o vita ci ho fatto su un blog. Sento studenti augurarsi il buonatale da tutta la mattina, infarciti da buonanno e qualcuno (in aula studio mentre tentavo di capacitarmi che i libri sono costituiti da lettere stampate una vicina all'altra...) si scambia perfino i regali "tieni un pensierino" "oh grazie anche a te". L'unica persona a cui ho fatto il regalo quest'anno ha ricambiato con un decisamenteapprezzatoprofumochanel che ora mi fa sentire Keira Knightley. Me ne sono messa una spruzzata (macchè due gocce, macchè, DEVONO SENTIRE, le persone) stamattina nella speranza che nel profumo fosse incluso "vestito elegante blu con perle e limousine fuori dalla porta" ma ahimè, mi sento Keira Knightley, non è che sono. L'ho capito dopo questo.
    Per me il Natale non ha alcun valore in sè, difatti ogni tanto lo scrivo in maiuscolo ogni tanto in minuscolo, insomma, come viene viene. Alla fine si riduce, per me almeno, sempre ad un pranzo per cui darei la vita pur di non andare, tra zii cugini e madrepadre. Mi piacciono i miei parenti ma fino a un certo punto e in determinate occasioni da me selezionate. A Natale sono in obbligo di mangiare per un reggimento pearà e quant'altro. Il 25 dicembre è un giorno particolare perchè si fa conbaciare con l'acquisto di pacchi e pacchettini, le lucette che illuminano la città (siete stati a Verona in questi giorni? Mica male eh!) e il freddo pungente che però ti fa comunque stare col naso fuori di casa a passeggiare tra le vetrine che promettono grandi regali e poi, magari, quest'anno non vi arriva niente. Io sono piuttosto soddisfatta perchè dicembre ancora non è finito ed ho un quadro fatto apposta per muà (che culo avere amiche ex-liceoartistico) e un profumoKeiraKnightley. E un labbro spaccato, vabè.
    Forse non è chiaro il motivo per cui sto scrivendo cosucce quantomeno banali (magari le scrivo sempre ma oggi sicuramente le scrivo) ma mi rompo se non occupo il mio tempo in modo proficuo.
    "Studia!". Ehm no, non posso, non ho neanche un libro nello zaino. Cioè un libro ce l'ho, Bilal, e l'ho cominciato ma non voglio rovinarmelo addormentandomici sopra.
    "Sei in università, hai lo zaino e non hai libri? Ma...Scrivi allora". Ehm no, ho solo un tratto pen nascosto chissà dove tra pigiami e trucco.
    "Che cazzo ci fai con lo zaino in università senza libri, penne, fogli e un pigiama?". Storia lunga.
    Che palle, mi si è anche tolta una lente a contatto. Ora vedo il mondo a due dimensioni, una è sfocata, ve l'assicuro.
    Nel mio essere ganza generale, in cui per ganza intendo faccia-da-ubriacona-che-se-la-spassa, noto anche come mio nonno abbia l'incredibile tendenza a comprare e possedere 2 cellulari e un 4/5 numeri diversi eppure...EPPURE HA TUTTI I NUMERI STACCATI DA STAMATTINA. Fatemi un piacere, chiamate mio nonno, ditegli che casa sua oggi è occupata (da chi? - fate i misteriosi, inventate personalità assurde o calamità inconcepibili se non accenna a demordere) e che io ho tempo solo fino alle 4 per prendere un treno e tornare a Brescia (sfortunaccia nera) o se montare su un treno e passare una serata a Villafranca. Se anche a voi non risponde, checazzo, che hanno da fare i nonni?!?
    Brivido. Il coglione patentato che lavora in aula informatica (lavora. beh. termine abnorme. sta seduto per circa 6 ore chattando su facebook,  "controllando" che nessuno di noi usi la linea internet dell'univr per guardare pornazzi) ha aperto tutte le finestre. Ben sette finestre. Come ben sapete in Veneto, a dicembre, ci sono 56° gradi quindi HA SENSO tenere aperte le finestre e non mi azzardo a chiuderle perchè una ragazza ci ha provato e lui l'ha fulminata con un "c'è puzza!" isterico. Non sento questo fetore tanto declamato, indipercuisiccome ho deciso che LUI puzza e per non giocarsi la carta "la gente mi esclude perchè sono brutto e non mi lavo" finge di avere caldo. Aggiungerei che la Gelmini taglia taglia ma qui stanno andando a puttane - termine scientifico eh - tre ore di aria calda sparata fuori a razzo dai termosifoni TUTTORA ACCESI SOTTO LE FINESTRE APERTE. Ma sono per un mondo libero quindi mentre lui liberamente spreca e inquina io liberamente gli dò del coglione patentato.
    Anf. Neanche facebook mi soddisfa. Ho fatto tutti i test esistenti sul quel network, ho più amici lì che nella realtà, ho scritto sulla bacheca dell'amato tartassandolo di stupidate...e ora? Che faccio?
    E' aperto il concorso "Dai da fare a Clara". Assieme al concorso "Rendi a Clara uno squillo" già ampiamente apprezzato nel guestbook alla vostra destra. Non accetto, tra i vostri lavori favoriti, cose che riguardino il sesso o includano sesso o vogliano implicitamente e ambiguamente rendermi oggetto sessuale. Non perchè non sia simpatico, ma perchè ho sonno. Dunque trovatemi da fare cose che possano lasciarmi ronfare felicemente. Che ne so...Babysitter di amici immaginari, supporter di Luca Giurato, personal trainer di Giuliano Ferrara...Mi fido.
    Ora, per quanto non voglia e COMUNQUE non abbia un cazzuolo da fare passo e chiudo, altrimenti questo post diventa lungo come la Divina Commedia e poi tanto lo so che nessuno di voi ha finito di leggerlo.

    Concludo con un dubbioso ma illuminante: mah.
    December 13

    Piof

     
    E va bene, e allora continua!
    DANNATA PIOGGIA!
    December 12

    Luce d'albero

     

    Sento lo scivolare dei tasti e delle note di Comptine d’un autre ete.

    Albero di Natale. Luce gialla, poi rossa, blu, verde, poi di nuovo tutte insieme.

    Una pausa, ricominciano. Gialla rossa blu verde.

    Mi mettevo sdraiata, pancia in su, sotto l’albero verde plastificato e ammiravo prima un getto di luce, poi quello a seguire. Un mondo diverso che riempiva i miei occhi. Lì sotto vedevo qualcosa che non c’era, un intreccio di fili dorati e neri, qualche pallina glitterata rimasta nascosta (forse a causa di qualche piccolo difetto sulla superficie a specchio) e un nuovo tipo di luce. Più appariscente, ma al contempo silenziosa, riflessiva.

    Il freddo del pavimento in cotto, il caldo dell’aria di casa. Lo faccio ancora. Vado là sotto.

     

    Non ha più così tanto fascino. Spio allora tra le fessure degli aghi (finti) d’abete. Ecco. Ho ritrovato il mio Natale, quello che zitto zitto si acquattava, all’ombra, e giocava con le luci gialle rosse blu verdi.

     

     

    Ho come voglia di dire ti amo, ma senza usare le parole.

     

     
    December 11

    Morta e sepolta

     

    Avete mai sognato il vostro funerale? Immaginato cosa sarebbe successo, chi avrebbe pianto…Non trovo che sia una cosa macabra, anzi, piuttosto è un modo non poi così inconscio di essere vanitosi, una volta tanto, di provare il piacere sottile e fugace d’essere protagonisti assoluti di un momento. Tutte le teste girate verso la bara, ogni lacrima versata (ci sono lacrime spero, rendono il tutto più godibile) è per noi, pensieri parole opere sono totalmente concentrate su chi eravamo, su cosa siamo stati. Si crea, durante questa sorta di sogno-premonizione, un pathos incredibile in cui dolore fittizio e attrazione morbosa per noi stessi si fondono dando vita a una sincera immagine di raccoglimento, un test per quelli che consideriamo “importanti” o meno.

    L’amica che sicuramente passerà ore crogiolandosi in spasmi, i genitori ancora traumatizzati dalla perdita, quel ragazzo che era tanto innamorato di te e…beh..ormai è tardi per dirle quanto era bella!

    Una foto precisa, con dettagli piuttosto marcati e somme di immagini viste in veri funerali a cui abbiamo partecipato o film e affini (non so voi, io ho spesso la limousine nera con pioggia annessa e ombrelli scurissimi a mo’ di tristestoriamericanacommovente), personaggi al loro posto, parole di conforto o vecchie conoscenze nei loro angoli. Noi al centro. Morti, of course, ma al centro comunque.

    L’idea più geniale è quella di “The Weather Man”, un film a cui non avrei mai dato un centesimo, e invece è diventato tra i miei preferiti. Motivo? Mah. Non lo so. Forse perché racconta una storia banale, di un uomo banale, di una famiglia banale, di una città banale. Ad ogni modo, il padre del protagonista sta per morire e gli viene organizzato un funerale da vivo, cioè, quando è ancora lì, tra tutti i i suoi nipoti e parenti. Fantastico, sul serio. Probabilmente inutile, viste le balle che verrebbero raccontate e gli scrocconi pronti a partecipare per un rinfresco ma comunque simpatico. Dopotutto che me ne faccio di un funerale se sono morta? E’ il mio momento, come se fosse un compleanno, una laurea…Qui si parla di me, ci sono mie fotografie, il passato, la mia vita, perché non dovrei partecipare?

    I funerali sono per i vivi.

     

    December 09

    F.

     
    E perfetto, se devo mendicare ALLORA ANDATE A FANCULO.
     
     

    Ti ho cantato all'esselunga

     
    Freddo. Freddo intenso in una via di città mentre ci mettiamo a cantare questa
     
     

     

     
     "ma c'è ancora qualcosa che non so di te"
    Una volta sono cadute le foglie, a grappoli, si spezzavano leggere mentre passavamo. Adesso fa più freddo.
    "so che è successo già..."
    Non è una novità, per niente, andare a fare la spesa all'Esselunga, aspettare il verde al semaforo, tentare qualche melodia sotto una luna mannara, nascosta da nuvole grigie.
    "al centro del tuo cuore che c'è..."
    Sto ancora cantando.
    Non c'è la busta gialla con scontrini e taralli, neppure il semaforo visto che dove sono ora non serve (due auto ogni dieci giorni, sarebbe quasi ridicolo). Però canto.
    E poi il freddo è lo stesso.

    Calo di pressione

     

    Credevo fosse una buona idea quella di trasferirmi a Verona da mio nonno. Da un certo punto di vista, quello economico, lo è ma questa casa mi opprime. Non so di preciso cosa sia, è una generalizzata ansia data forse dal sedersi su oggetti non tuoi, che hanno odori diversi. Non c’è la parola casa, è una soluzione abitativa, nulla di più.

    Pacchi di cibo, foto ricordo, un dizionario del millenovecentosessantacinque. I quadri appesi, la stessa poltrona su cui sono seduta adesso, le videocassette della Disney, tutte cose che ricordo, che mi dicono che questi oggetti li ho toccati con le mie mani, da piccola, quell’angolo di tovaglia l’ho tagliuzzato quando avevo sei anni. Sul tavolo facevo il solitario senza conoscere le carte.

    “portami dove mi devi portare, Africa Asia o nel primo locale, fammi vedere che cosa vuol dire partire davvero…”

    C’è stato quel qualcosa nel mezzo che, oggi, m’impedisce di non vedere tutto estraneo, asettico. Mi schiaccia, questo posto. E non è solo la solitudine obbligata in cui mi trovo non essendoci nessuno oltre a me (mio nonno è uno “sgorlandone*”), è un vuoto che ricopre i mobili colmi di ninnoli e mensole, polvere. Anche l’odore sa di polvere, di tempo ormai andato, troppo passato.

    Credo che tornerò nella mia camera, nel suo non essere per nulla speciale ma senza buchi di memoria perlomeno.

    Vorrei davvero capire cosa c’è qui dentro, nella mia testa e nel luogo in cui mi trovo. Ho aperto tutti i cassetti, più di una volta, e ho solo riportato indietro quel non so che di malinconico-opprimente, quella foto opaca che non sapevo esistesse: io, mia nonna, un cappello rosso. Sono in primo piano, ho il sole negli occhi, mia nonna col grembiule sporco di terra, queste voglie contadine che le tornavano. E un cappello rosso, di paglia, che bello che era. Forse lo ricordo o magari credo di ricordarlo.

    “devo avere proprio un’aria stupida…”

    C’è anche un disco di Mina, in mezzo a Beethoven e Chopin. Un vinile, come uno di quelli che ho trovato (e comprato) a Camden Town. Tutto il passato, qui, eccolo.

    Ma io sono presente, non ho più nulla a che fare con la poltrona sfondata su cui ho scartato, ogni Natale, la Barbie di turno; il telecomando del videoregistratore consumato dai miei continui “play” per vedere Belle (bonjour bonjour); libri ancora soffocati nel cellophane. Montagne di libri, che mio nonno avrà letto e abbandonato a metà.

    Cosa si prova ad iniziare un libro, un altro, un altro ancora e richiuderlo e restare alla finestra, poca luce, è inverno cazzo. Cosa si prova.

    No, questa è l’ultima settimana qui.

     

    “and in the end we’ll try an escape” and we’ll escape.

     

    *girovago, vagabondo...è sempre in giro insomma.

    December 07

    Sapore di cioccolato

     
    Stamattina ho aperto le ante, le mie sono marrone scuro. Mi è presa così la voglia di cioccolato, guardandole, con la nebbia fuori dalla finestra che sembrava glassa stellata sulla superficie.
    Ho stropicciato ben bene gli occhi, ho aperto lo zaino istpac azzurro ed erano lì. Ehi ciao pacco da 700 grammi di pandistelle.
     
    Buongiorno.
     

    December 04

    Ho perso lo Scazzo

     
    Non capisco neppure come commentare.
    Mi sorge spontaneo un grandissimo copioso estremo CHECCAZZO!
     
    "Oh mio dio hanno ucciso i blog!" " brutti bastardi"
     
    MINACCIA: vado su wordpress se non mettono a posto. teste di...
     
     
    (south park e bea docet)

    Discussione su lettere al direttore.

     

    Citazione dal blog di Clara, un'altra clara. Riassume ciò che penso.

    Discussione su lettere al direttore.
    Caro Signor M. Esseenne,
    Cerco da qualche minuto di trovare le parole per esprimerle un concetto abbastanza complicato, una questione delicata e che spero di trattare con sufficiente chiarezza. Non è semplice, tuttavia, nella mia posizione, affrontare l'argomento, che andrebbe sviluppato su più punti e da diverse prospettive, temo ne risulterebbe una lettera (seppur indubbiamente sentita) troppo articolata.
    Cercherò, quindi, di essere più sintetica possibile, certa di portare a Lei un messaggio non solo mio, ma largamente condiviso dalla maggioranza degli utenti di Windows Live Spaces: la nuova grafica fa altamente cagare.
    La invito caldamente a cessare questa sua sgradevole abitudine di cambiarla alla (mi scusi il francesismo) cazzo di cane solo perchè si annoia. Si trovi un hobby. Vada a nuotare. Cominci a collezionare lepidotteri. Costruisca piramidi con gli stuzzicadenti. Che ne so, si apra un blog.
    Cordiali saluti,
    Clara


    December 02

    Cara V...

     
    ... ha smesso di nevicare da un minuto, secondo più secondo meno, io, invece, non ho smesso di bere il caffè. Era caldo, quasi bollente, marrone scuro. Adesso ha un leggero sbuffo di vapore, segno che sta per abbandonare tutto il suo sapore, ma non lo bevo. C'eri quando, il ventitredodiciduemilatre, ha cominciato a piovere, tutto era bianco, sulle scale? L'unica luce, visto che ormai era notte, penso fosse quella di un lampione, o una finestra socchiusa. Un suono di cornamusa che danzava tra i passanti. Forse non c'era alcuna musica, mah, trasformo i ricordi in attimi concreti e chissà se era neve, quella che cadeva lenta lenta piano piano, chissà se eravamo noi, se era il duemilatre.
    Tocco la tazzina, fredda. Anche il pavimento è freddo, il vetro della mia finestra, la maniglia di ottone. E' inverno, lo so, e ho sentito dire che quando arriva, l'inverno, tu fuggi via, corri in altre stagioni, diverse città, vai. Non so se crederci perchè questa lettera arriverà a un indirizzo preciso e...ascoltavo Tim Buckley, prima. Prima del caffè e della neve che non cade più e di queste parole, e credo che tu sappia dove sei, a differenza di noi altri.
    Io so che sono in questa stanza, che ho un libro, il tuo Benni, screpolato e stropicciato a Bologna (o era Genova? Ricordo solo una stazione blu...), un caffè sepolto dalla mancanza di calore.
    Ieri volevo vederti. Ero lì. dove stavamo sempre ad aspettare - che cazzo aspettavamo - ma non c'eri, non era proprio la stessa cosa che una ferma ad aspettare in piedi è una cretina, con te era poetico. O così voglio pensare. Che poi non è passato neppure il tram, il numero otto, quello che dicevi sempre "so dove va so dove va" e poi ci siamo perse troppe volte per imparare dove andava. Magari l'hanno soppresso, capita, devo ricordarmi di andare a chiedere perchè se passa ancora ci saliamo su, un giorno, un giorno che torni dico, e arriviamo al capolinea, fosse anche fuori dal mondo.
    Vado a farmi un caffè, una capsula azzurra con la scritta "Dec" che so che storcerai il naso, ma io aspetto ancora il tuo espresso.