Cler's profileScazzoLiberoPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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March 31 Rispettose lentezze. Storia di una salitaHo disteso un pò la gamba. Fa male, ma almeno sono arrivato.
Il suono acuto delle porte che si spalancano mi dà il voltastomaco, vorrei afferrare quella sirena e gettarla sulle rotaie.
E anche le porte mi sono d'impiccio. Dovrei scattare veloce verso la banchina ma non ce la faccio, ah. Tutta questa velocità insensata, poi. Tanto se una cosa la devi perdere è inutile rincorrerla.
Come la mia gamba. E' andata, amen alla sua anima di arto venuto su male.
Una donna mi ha gettato su un lato mentre uscivo, neanche ha chiesto scusa, la stronza. Sono piuttosto pacifico, di solito, ma non sento più il rispetto. Sentirlo davvero. Era quasi qualcosa di fisico, un pò di anni fa, che potevi proprio afferrare con le mani.
Andato via anche quello. Me ne faccio una ragione, sono stanco. Ho addosso i miei settantaquattro anni e obiettivamente voglio fare il meno possibile per questo mondo feticcio.
Sistemo il cappello, sa un pò di fuliggine, bah, sarà l'inquinamento. Che poi dicono tutti che Milano è grigia è sporca puzza. Sì sì dico io, ma vedi poi quando spunta il sole in Duomo come tutti stanno zitti zitti, lì, a fare le foto col sorriso in mano.
Arrivo alle scale dell'uscita del metrò, che io lo chiamo metrò da quando esiste questa ferraglia, salgo il primo scalino, piano che c'è prima la stampella da sistemare.
E mi superano. Un ragazzino zaino in spalla, una signora con le buste della spesa, due fidanzati che mi domando sempre come fanno a camminare, che son sempre lì con la testa nel petto, che parlan di favole eppure non cadono o non prendono una storta. Sarà che sono giovani, io non ci capisco granchè di questi affari.
Secondo scalino, sento un pò il cuore che mi batte, un pò il fiato si accorcia.
E mi superano. E ancora due uomini in giacca e cravatta, e mentre tento di raggiungre il terzo mi supera una con un bambino in braccio.
Mi sento un raccontino di Esopo, che c'era la tartaruga e la lepre. Quello lento e l'altro veloce. E mi pare proprio che io sono un pò così, che il mondo mi corre ai lati sorpassandomi e io non sto fermo, no, però vado piano piano piano. Ed è quindi come se non andassi mai. Per loro.
Quarto gradino.
"Sì dai sbrighiamoci che devo correre..." e mi superano.
L'avevo detto io.
Se avessero tempo d'ascoltarmi, una volta eh, per una volta che ho da dire qualcosa perchè poi per tutta la vita ne ho annoiate di persone con le parole, dicevo che se per una volta avessero tempo io glielo direi a tutte queste formichine di fretta. Guardate che prima o poi, comunque, ci si deve fermare.
March 30 La ragazza del trenoE' sola, sulla banchina, con la pioggia che insiste a cadere sullo zaino, sulla testa. Cammina lenta, la ragazza che va al treno. Cammina lenta e in silenzio, mentre i suoi passi sono in sintonia col treno che riparte, binario due, Milano Centrale. L'ultima carrozza sta andando.
Piangere sarebbe così normale in momenti così. Tira su col naso.
Sono una persona di merda, credevo di essere piuttosto piacevole, ma sono una persona di merda che dice no d'improvviso, che taglia fuori il mondo, che sbaglia svogliatamente.
La ragazza che va al treno ha due-tremila sensazioni in corpo, nessuna di queste può esser messa su carta. O meglio, può ma da qualcuno bravo a scrivere, non da me.
Il suo treno è in ritardo, partiva a 20.46, a 20.52 è ancora fermo. Mai come oggi non vorrebbe ripartire. Non ha mai amato i ritorni, quegli addii che di conseguenza portavano. La ragazza si ferma, traballa sulle sue gambe.
Proprio una persona di merda, che non sa più parlare chiaramente, non sa più esprimersi, non gliene frega più di niente. Sono questo.
Posso anche alternare simpatiche conversazioni a lampi di intelligenza, ma in fondo...
March 23 Politici alla mensa dei poveriIl più ricco è Silvio Berlusconi con 14 milioni di euro e passa. Ma il premier si è "impoverito" parecchio.
il reddito del premier Berlusconi è quasi dieci volte inferiore rispetto a quello del 2006. Il Cavaliere ha denunciato un imponibile di 14.532.538 euro nel 2007, rispetto ai 139.245.570 euro dell'anno precedente. Walter Veltroni segue a distanza e si classifica secondo per redditi tra i leader politici. L'ex segretario del Partito democratico dichiara 477.778 euro di imponibile, più del doppio del suo successore, Dario Franceschini, al terzo posto con 220.419 euro. Veltroni non risulta proprietario di immobili, auto, né pacchetti azionari.
(Corriere della Sera)
Vorrei tanto sapere se Veltroni è in affitto.
E se Berlusconi riuscirà a mantenersi, perchè mi preoccupa. Davvero.
Come faranno a sopravvivere? Facciamo una colletta? E non fate i soliti mangiabambini.
March 19 Opinioni da ClownPer la prima volta mi ero reso conto di quanto terribili possano essere gli oggetti che una persona lascia dietro di sé quando va via o quando muore. (Boll, Opinioni di un clown)
E non solo, ti ritrovi a convincerti che non è così, che la sua vita è ancora lì, che chiamerà, che la vedrai a pranzo domenica. C'è un paradosso metafisico in quest'intoccabilità perenne della morte. In questo suo esistere al di sopra di tutto, al di sopra della vita. March 16 LA MAFIA ESISTELa mafia esiste quando i carabinieri sequestrano ville parchi appartementi auto e lo Stato restituisce tutto ai poveri figli innocenti dei boss.
La mafia esiste quando un imprenditore chiede aiuto, e gioca pulito e la risposta arriva quando è già cadavere.
La mafia esiste quando scoppiano bombe per strada e la gente dice che non ha sentito nulla, forse le televisioni avevano un volume troppo alto.
La mafia esiste quando si chiama Onorevole Totò Cuffaro, peggio, Senatore.
La mafia esiste quando quelli che vengono sbattuti in prigione hanno avvocati d'oro e alla moda americana più paghi più sei innocente.
La mafia esiste quando si dice che è una questione tra terroni. O che al Nord non c'è mai stata e mai ci sarà. Sì, e Babbo Natale è reale.
La maia esiste quando a scuola non studi i nomi di Borsellino, Chinnici, Impastato, Dalla Chiesa e tanti ancora da far venir spavento, da quanti sono morti.
La mafia esiste quando il Governo è amico di quello, di questo, di quell'altro e collabora con la sua faccia ipocrita finanziando l'Onu e tante altre puttanate per poi stringere il braccetto a Gheddafi, chiamare Miglior Presidente Bush e definire "caro amico" un boss.
La mafia esiste quando si lascia spazio per parlare a Don Ciotti solo una mezz'oretta su RaiTre a mezzogiorno, quando solo vecchi e operai stanchi la guardano. Al telegionale c'è sempre Cotto & Mangiato, però.
La mafia esiste. Basta.
E non dico che si cancellerà, tutto il contrario, ma lameno piantamola di accettarla.
March 15 solo farfalle d'attesa e noia orizzontale version II
Seconda versione del racconto pubblicato qualche giorno fa.
Sveglia del mattino che squilla ostinata nel mio sonno. Il ticchettio delle due sveglie in camera da letto, una sul suo comodino, l’altra sul mio. Ma solo la sua trilla imperturbabile, è un uomo preciso che adora le lancette puntate dritte su mezzogiorno. Non apro gli occhi, fingo di essere ancora addormentata mentre Lui si muove mollemente verso il bagno. Poi si farà un caffè (ne percepisco già l'aroma), lascerà cadere distratto le chiavi dell'auto e si scuserà per il rumore tintinnante con la sua ombra prima di uscire definitivamente di casa. Adieu. A quel punto, scosto le lenzuola soffocanti. Apro una delle imposte. Giornata di sole, abbagliante, fastidiosa e del tutto inappropriata. Mi irrita dolorosamente la luce, quel suo splendere attraverso le finestre e i figli del vicino che trovano occasione per gorgheggiare in giardino. Scendo piano le scale, l’orlo della vestaglia che strascica sul pavimento lucido.
Odio il caffè anche se non lo sa, me ne lascia sempre una tazzina con amorevole inutilità che io dono al ficus in salotto, sopravvissuto a ben tre piante grasse e un vaso di gerani. Credo che faccia più bene a lui che a me. Prendo le mie pillole a colazione. Passo lo sguardo sui mobili. Il divano grigio su cui nessuno si è mai seduto per sbriciolare una banale pizza davanti a un film. Abbiamo avuto due divani, questo è il terzo. “Perché mi piace cambiare” aveva detto Lui. Oppure perché sfoggiare un assegno davanti a un commesso è piuttosto inebriante, secondo il suo punto di vista. Il telefono non squilla da un paio di mesi, in realtà anni ma qualche tempo fa chiamò una vivace ragazza pronta a vendermi profumi e creme e decisi di intrattenerla in una conversazione su quanto la pelle di una donna sia più bella d'estate pur di poter parlare con qualcuno. Meglio che sentire quel monotono battito cardiaco: tutu - tutu - tutu. Tra cinque secondi, quattro secondi, tre due uno: ho trentacinque anni da un secondo e mezzo, senza figli, sposata per noia. Nel senso che non avendo mai ricevuto particolari attenzioni dagli uomini, ed essendo Lui piuttosto simpatico, benestante e chiaccherone gli dissi sì. Andò su per giù in questo modo: stavamo cenando, avevo perso il conto dei miei sbadigli, mi prese la mano e io dissi sì. Senza spasmi adrenalinici nè urla. Men che meno lacrime. Forse lo baciai, sì, ma ora non ricordo con esatta precisione perché appena me lo chiese il cameriere ci portò il menù e la mia attenzione ne fu del tutto rapita.
Mi annoio. E, sia chiaro, non è che io mi reputi brillante perchè ne ho la consapevolezza. Cerco solo di non dimenticarmi troppo spesso che questo scivolarmi addosso di ore e settimane non è per altro che noia. Non sto invecchiando. Solo finissima e pura noia, col suo sapore unticcio che ammorba la mia pelle e macchia le pareti e il volto di mio marito. Ho deciso che non si combatte contro qualcosa che non esiste, tipo la pace l'eternità l'amore la bellezza l'arte. Dunque lascerò semplicemente la tazzina sporca sul lavello, la vestaglia scomposta su una sedia e mi accomoderò languidamente sul letto annaspando, cercando a tentoni aria fresca. Senza stanchezza. (titolo tratto da “Dialogo con l’amore” di un poeta in erba, Lorenzo) March 13 Ha quest'acqua un senso?E’ piovuto il caldo Ha squarciato il cielo Dicono sia colpa di un’estate come non mai Piove e intanto penso Ha quest’acqua un senso Parla di un rumore Prima del silenzio e poi… E’ un inverno che va via da noi Allora come spieghi Questa maledetta nostalgia Di tremare come foglie e poi Di cadere al tappeto? D’estate muoio un po’ Aspetto che ritorni l’illusione Di un’estate che non so… Quando arriva e quando parte, Se riparte? E’ arrivato il tempo Di lasciare spazio A chi dice che di spazio E tempo non ne ho dato mai Seguo il sesto senso Della pioggia il vento Che mi porti dritta Dritta a te Che freddo sentirai E’ un inverno che è già via da noi Allora come spieghi Questa maledetta nostalgia? Di tremare come foglie e poi Di cadere al tappeto? D’estate muoio un po’ Aspetto che ritorni l’illusione Di un’estate che non so… Quando arriva e quando parte, Se riparte? E’ un inverno che è già via da noi Allora come spieghi Questa maledetta nostalgia? Di tremare come foglie e poi Di cadere al tappeto D’estate muoio un po’ Aspetto che ritorni l’illusione Di un’estate che non so… Quando arriva e quando parte, Se riparte? E’ arrivato il tempo Di lasciare spazio A chi dice che di tempo E spazio non ne ho Dato mai
March 12 solo farfalle d'attesa e noia orizzontaleSveglia del mattino che squilla ostinata nel mio sonno. Non apro gli occhi, fingo di essere ancora addormentata mentre Lui si muove mollemente verso il bagno. Poi si farà un caffè (ne percepisco già l'aroma), lascerà cadere distratto le chiavi dell'auto e si scuserà per il rumore tintinnante con la sua ombra prima di uscire definitivamente di casa.
Adieu.
A quel punto, scosto le lenzuola soffocanti.
Odio il caffè anche se non lo sa, me ne lascia sempre una tazzina con amorevole inutilità che io dono al ficus in salotto, sopravvissuto a ben tre piante grasse e un vaso di gerani. Credo che faccia più bene a lui che a me. Prendo le mie pillole a colazione.
Passo lo sguardo sui mobili. Il divano grigio su cui nessuno si è mai seduto per sbriciolare una banale pizza davanti a un film. Il telefono che non squilla da un paio di mesi. In realtà anni ma qualche tempo fa chiamò una vivace ragazza pronta a vendermi profumi e creme e decisi di intrattenerla in una conversazione su quanto la pelle di una donna sia più bella d'estate pur di poter parlare con qualcuno. Meglio che sentire quel monotono battito cardiaco: tutu - tutu - tutu.
Tra cinque secondi, quattro secondi, tre due uno: ho trentacinque anni da un secondo e mezzo, senza figli, sposata per noia. Nel senso che non avendo mai ricevuto particolari attenzioni dagli uomini, ed essendo Lui piuttosto simpatico, benestante e chiaccherone gli dissi sì. Andò su per giù in questo modo: stavamo cenando, avevo perso il conto dei miei sbadigli, mi prese la mano e io dissi sì. Senza spasmi adrenalinici nè urla. Men che meno lacrime.
Mi annoio. E, sia chiaro, non è che io mi reputi brillante perchè ne ho la consapevolezza. Cerco solo di non dimenticarmi troppo spesso che questo scivolarmi addosso di ore e settimane non è per altro che noia. Non sto invecchiando. Solo finissima e pura noia, col suo sapore unticcio che ammorba la mia pelle e macchia le pareti e il volto di mio marito.
Ho deciso che non si combatte contro qualcosa che non esiste, tipo la pace l'eternità l'amore la bellezza l'arte. Dunque lascerò semplicemente la tazzina sporca sul lavello, la vestaglia scomposta su una sedia e mi accomoderò languidamente sul letto annaspando, cercando a tentoni aria fresca. Senza stanchezza.
il titolo è tratto dalla poesia "dialog d'amore" di un poeta in erba, Lorenzo, su newsky.it March 09 Epilogo di un amicoIl ventiseigiugnoduemilasei ci siamo incontrati. In realtà ci hanno presentato i miei zii, così timorosi che tu fossi troppo semplice. Invece eri stupendo. Perfetto. Andavamo sinceramente d'accordo, io te e quella gente che ci chiamava o scriveva. Io sempre squattrinata, tu paziente che mi lasciavi qualche ultimo tentativo. Quattro anni. Come volano, direbbe qualcuno. Sti cazzi, dico io. Sono passati ma senza alcuna fretta. Divertente quando facevamo le foto, un pò sgranate dai pochi pixel - non me ne volere - che ancora oggi portano date antiche: duemilasei,duemilasette,duemilaotto,duemilanove. Tempi moderni scivolati tra le dita. E lo squillare prepotente della moda, un giorno hiphop, un altro Coldplay. Le cose cambiano, l'umore cambia, la musica cambia. C'eri in ogni gita degna di nota, nei viaggi di perdizione e in quelli per ritrovare l'io smarrito. C'eri con le delusioni d'amore (anche troppe) e le mancate felicità. C'eri il seinovembre appoggiato alla mia rosa (anzi, l'hai scattata tu la foto che me la ricorda, al di là dei petali giallognoli in un cassetto), ai Mondiali c'eri e forse sei caduto dalla scalinata a Lisbona per colpa mia, troppo eccitata per la vittoria.Ti ho pianto addosso, gettando urla in auto.
Ti ho rotto in un angolo, poi in un altro, poi ti ho definitivamente spaccato lo schermo, ma sempre senza farlo apposta, sia chiaro. Tu mi scivolavi dalle mani.
Anche oggi, che ti sostituisco con un coso arancio ben funzionante non è per cattiveria. Anzi, mi manchi già, ma devo. Non reggi più - scusa il francesismo - un cazzo. Quindi diciamo che non ti sto sostituendo, che fa brutto, ma pensionando.
E' stato bello conoscerti, possederti, averti per quattro anni.
Ciao Cellulare.
Sempre tua,
Clara
![]() March 03 CsenophobiaSale sul treno, si guarda intorno nel vagone praticamente vuoto. Mi fissa. Finge di non trovare posto, con fare ansioso, e si siede. Di fronte a me. Getto un'occhiata senza espressione, tanto per dire "percepisco la tua presenza" ma poi torno con la mente oltre il vetro sporco del finestrino. Fischio. Porte chiuse. Incerta partenza con cinque minuti di ritardo ci scusiamo per il disagio. E attacca. "Come ti chiami?" chiede in un italiano masticato male. Lo guardo. Rispondo con un sorriso a cui vorrei attribuire educazione finendo, ho paura, per dare un'impressione di non richiesta pietà. "Clara" accenno. "Lara" "No Clara. C-L-A-R-A" scandisco. "Ah. Io Ahmed". Non ci porgiamo la mano, nessun movimento, solo un altro mio sorriso. "Quanti anni hai?" "Venti" "Venti. Giovane. Io trentatrè" "Sei giovane anche tu" e sbuffa in un risolino. "Sì sì ma senza moglie. Tu mi sposeresti?". Cazzo. Per essere una proposta mi pare un pò affrettato. "No" "Perchè hai il fidanzato?" "No non ho il fidanzato" "Allora perchè? Io vorrei sposarmi, avere dei figli. Voglio sposare un'italiana. Perchè le italiane dicono no?". Ci penso su. Mi avvolgono le parole differenze culturali, pregiudizi, incertezza ma la mia risposta è un'altra. Più ingenua ma non poi così lontana dalla realtà. "Forse perchè non siamo abituate a questo modo di fare. Non puoi chiedere ad una sconosciuta di sposarti. Così disturbi le persone" "No no sbagli. Perchè razziste, le italiane. Io non ti disturbo!". Beh non proprio. Ma evito di dirglielo. "Razziste...Mah, non sempre" "Razziste razziste perchè sono straniero" "Da dove vieni?" "Lontano" risponde con un sospiro accasciandosi sul sedile "ma so il francese. Sai il francese?" "No. So l'inglese, poco, ma lo so" "Alle donne piace il francese. Ma non se lo parliamo noi". Silenzio, di nuovo. Ma poi rincara la dose. "Italiani non sono tanto meglio!" e racconta di una sua amica che frequentava un uomo di Brescia. E lui la picchiava, le dava della puttana, non si comportava con lei come faceva con le altre donne - italiane - con cui, il Casanova, usciva. "Credete di essere meglio. No, no tutti uguali! Stronzi ovunque!". Già. "Sposa una ragazza delle tue parti no? Che cambia stare con un'italiana?". Ora è lui zitto. "Scelgo io così". |
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