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    July 31

    Dinero nero

     
    Sono arrivato qui sei anni fa. Avevo un documento stropicciato, un paio di scarpe, due camicie non stirate e un inservibile giaccone mezzo rotto. Poteva andarmi peggio e invece, alla fine, qualcosa ho combinato di buono.
    All'inizio pensavo di fare il muratore, in fondo, mi dicevo, costruire case non è malaccio. Faticoso ma onesto. Però nessuno mi ha mai dato una possibilità, e poi qualche stronzo mi voleva pagare in nero, come se poi il mio lavoro fosse tanto segreto. Lo sapevano tutti, in quel posto lì, che gli immigrati non erano regolari. Fa niente, ho cambiato idea anche sul fare il muratore. Ho cambiato idea su mucchi di cose, finendo a vendere tovagliette fazzoletti coperte e lenzuola casa per casa.
    Passo per i paesi a suonare le porte e a chiedere se le signore vogliono una federa, un qualche tessuto, un pacchetto di stracci. Quasi sempre è no, raramente è "dai va bene dammi qua" e spesso neppure mi aprono la porta. Non so se perchè sono straniero o perchè dò rogne, però intanto non mi aprono e io giro con un bel peso di vettovaglie sotto il sole. Fa caldo eh, fa caldo davvero in questo periodo. Per fortuna ho scelto di vagare per un paese di montagna per qualche giorno, almeno non stramazzo al suolo, che poi se anche stramazzassi in pochi si renderebbero conto che sono morto.
    Le scarpe con cui sono arrivato non le ho più, e di quelle camicie me n'è rimasta una che ormai è logora.
    La lavo in una fontana appena si fa più scuro.
     
    Qui in montagna si sta bene d'estate, è fresco insomma e quando uno fa quello che faccio io è più comodo. Che tanto a fine giornata raccimolo sì e no dieci euro, ma se mi va di lusso. E' anche colpa mia, però. Non so farlo questo lavoro, fisso i campanelli e penso a quanto fastidio dò alle persone e lascio stare. Là in fondo c'è una bottega, vende le mie stesse cose, che ne so, magari vuole barattare un pò.
     Non funziona tanto in questo Paese, si è sempre con l'acqua alla gola, la paura che uno ti ammazzi. Mi viene da dire vaffanculo. Le parolacce, eh, quelle s'imparano subito quando non conosci la lingua.
    Niente, quel tizio della bottega mi ha detto che lui le vende le cose, non le compra. Poteva risparmiarsi il ghigno divertito, ho solo fame, tutto qui. Ho sperato.
    Esco. C'è un "FRUTTA E VERDURA" con la sua buona merce fuori. Ho fame, ora di più. Perchè a vedere l'oggetto del desiderio sei più fottuto, i tuoi sensi vanno a puttane e tu non sai più trattenerti.
    Non c'è nessuno. Me la rubo una mela. Me la rubo.
    Non ho mai rubato, magari la gente pensa di sì ma non ho mai rubato. L'onestà ancora la conosco, povero o no. Non ho mai rubato, giuro su Dio.
    Però...
     
    "Serve qualcosa?"
    "Ah...N..No no".
     
    Vado via. Anche quello pensava volessi rubare. Invece ho solo guardato le pesche, le prugne, le mele e ho pensato a che sapore hanno.
    Riprendo la strada, un pò in salita. Come tutte le cose.
     
    July 27

    Adulti in scatola

     
    Mi trovo vicina a Peter Pan in questa sera d'afa e cicale, nel senso che vorrei non crescere (e, perchè no, saper volare via, combattere i pirati...).
    Ci sono situazioni in cui non ci tengo ad essere "grande", a dovermi occupare di chi è più debole o ingenuo di me, ma avendo ormai superato la soglia determinante dei diciottanni ho l'obbligo di non incastrare la mia testa sotto la sabbia. Peccato, cazzo. Perchè non discrimino gli struzzi, soprattutto stasera.
    Adulti non si è solo anagraficamente nè in base ai centimetri che il corpo raggiunge. Alcuni eventi portano alla luce l'adulto che è in noi, bloccano momentaneamente la crescita naturale per darci in pasto ad un universo assurdo e cattivo.
    Come oggi.
    Non ci tengo davvero ad essere grande, oggi.
     
    E se fossi piccola piccola piccola piccola piccola piccola piccola piccola piccola piccola piccola piccola piccola
    [...]
     
    ho ancora la forza che serve a camminare
     
    e in tutto questo non so che fine farò.
    July 21

    Comprensioni

     
    Certo che avrei bisogno di evadere, che domande. Chi non ha bisogno di evadere, nel senso più intrinseco di questo verbo? Non tanto fuggire, a mò di carcerato, anche perchè non parlo di prigioni nè dell'anima nè fisiche quanto, semmai, una scappatella rapida rapida verso il proprio momento di serenità. Perchè ciascuno di noi è diverso, è a se stante, ciascuno di noi, in sintesi, è. Per quanto si sia simili ai propri genitori, stessi capelli occhi barbe dei parenti, si sia plasmati in parte dal di fuori che include amici incontri lavoro studi, ognuno è una cosa a sè. Una persona composta di tic, di voglie, di ambizioni. Quello che per mia madre è tranquillità per me è caos nevrotico. Ciò che la mia migliore amica ritiene normale a volte può essere assurdo dal mio punto di vista. Fin qui, acqua calda. Ma non viene anche a voi la netta sensazione che qui ci si conformi tutti anche nei modi di essere? Che ci siano tipi di ambiente familiare che soffocano anzichè elargire libertà? Se io per dormire necessito di porta chiusa e silenzio o se anzichè medicina preferisco la letteratura perchè vengo trattata come una cretina? C'è qualche laurea ad honorem che permette a certuni di etichettarmi come un'idiota perchè dormo solo se c'è quiete e leggo anzichè vivisezionare il nonno? Dubito.
    E dunque perchè non vi fate un pò di cazzi vostri?
    Ciò che per me è pace pacatezza senso del vivere per voi è cazzate pigrizia noia. Allora è deciso, non dobbiamo frequentarci perchè siamo troppo dissimili l'uno dall'altro. Forse in un'altra vita eravamo cane e gatto, o formica e cicala. Insomma, qualcuno di noi due rompeva le palle e io non ero di sicuro.
     
    Non chiedo tanto. O forse chiedo troppo. Vorrei essere capita, sentire che quello che io sono (e di conseguenza come io agisco) non è una cazzata perchè lo pensi tu, o, peggio, perchè è diverso da te. Perchè, in fondo, anch'io credo che come ragioni sia da imbecilli, ma ho l'accortezza di starmene in disparte, vederti vivere e col senno di poi cancellarti dalla rubrica del telefono.
    Nel caso specifico della mia famiglia non inviare cartoline natalizie.
    July 15

    Now i need a place to hide away*

    Mi trovo perennemente al centro dell’attenzione, come una subdola ragazzina compiaciuta nel collezionare scatti fotografici e sguardi; osservata, ammirata, presentata a tutti col nome di mio padre che subito suscita piccoli movimenti del capo e qualche pretenzioso annuire. Vivo a Londra, pur non avendola mai visitata con attenzione.

    Probabilmente altri scriverebbero pagine su pagine riguardo ad ogni minimo dettaglio del mio corpo, dei capelli, dei fianchi, ma io no. Poche righe e un genitore sono tutto ciò che ritengo degno di nota. Non sono figlia unica, ma non fa alcuna differenza. Il parentado è così diverso da ciò che sono da rendermi palpabile la distanza tra me e loro. Avverto la solitudine pur trovandomi con centinaia di persone nella stessa stanza.

    Sono ferma in una posa eterna, nel mio ridicolo gesto meccanico per ore e ore “ferma così, perfetta, fingi di lavarti, non guardarmi”. Mi privo della vita sfavillante al di fuori di questa gabbia che cancella lentamente la mia giovinezza. Non sembra ma ho i miei anni ormai, ho visto passare tanti volti davanti a me, persone non più presenti che mi hanno trattato con delicata ammirazione e altre che crescendo hanno del tutto scordato la mia presenza a questo mondo. Sono un oggetto, un addobbo; valgo in quanto concetto e rappresentazione, non come persona. Sono l’immagine di altre donne, di amori differenti tra loro, di attimi voyeuristici impressi nel tempo. Potrò forse apparire presuntuosa ma se lo fossi avrei già scardinato questo posto in cui vengo coccolata dalla polvere, con luci calde a mo’ di sole e aria asettica per non intaccare la mia pelle.

    Venderei anima, corpo, il velo bianco sulle mie ginocchia, tutto. Uscirei a percepire il concreto, satura come sono di teoriche allusioni a cos’è una VITA, cos’è ARTE, cosa vuol dire SENTIRE.

    Alcuni ritengono che sia io una delle risposte a questi enigmi, a queste idee osannate dall’umanità nei millenni. Non lo capisco. Per me quel bambino appena passato sgambettando è arte, nella sua perfezione di carne ossa cervello, negli agglomerati adiposi che dolcemente la mamma promuove. Se fossi io arte allora quest’ultima sarebbe prigionia, un boia che gioca continuamente col collo della sua vittima e non si decide mai a dare un taglio netto. Resterebbe sospesa, dunque, nel suo essere idilliaca e carceriera. Sarei incatenata a lei, quindi. Sono incatenata.

    Fatemi uscire! Adesso! Sono stanca di questa non-vita, dell’oblio che accompagnerà il mio esistere. Strappate la tela, bruciate il legno della cornice, cancellate i contorni del mio volto, VIA!

    Quando sei rinchiuso, tuo malgrado, dal dubbio costante che il tuo essere non significhi assolutamente nulla sorge spontaneo amare spasmodicamente quei gesti semplici e naturali del mangiare, gustare, toccare...Uomini stupidi, che lasciate morire in voi la Natura, mentre io la desidero come compagnia, amante, madre. Sono il prodotto artificiale della mente di un uomo, composta da materia e colore, non libera da me stessa. E credo sia questo, a volte, che sfiora la società imponendole di ribellarsi, di rinascere dalle sue ceneri: dirsi libera come qualunque cosa venuta al mondo. Me compresa.

    Ero un intruglio di elementi chimici, poi un pò di rosa, di bianco, di verde e grigio mi hanno dato forma. Conosco il buio, la luce, la prospettiva. Ho avuto modo di vedere la vita, ma mai di legarla al mio esistere. Come potrei non aspirare ad una fuga, una via d’uscita da questo inferno di parole, troppo pesanti, vecchie, sterili dove solo il mio pensare può dirsi davvero libero. Tremerei dal dolore, se ne fossi capace. Apprenderei giorno per giorno i perchè e i percome di questo tempo, il suo circolare passaggio su tutto, oggetti e individui. Ritengo in catene chi non vive, poichè non conta, o meglio, non è sufficiente esserci come what may.

    Nessuno potrà dire mai di amarmi davvero, intimamente, eccetto forse mio padre che mi ha creato con le sue mani, ha combattuto con le armi che aveva a disposizione per non perdersi tra le centinaia di migliaia di nomi associati ad altri miliardi di  volti su questo pianeta, dimenticati. Anche di lui, però, mi è rimasta solo un’incisione, il mio certificato di nascita...

     

    Hayez, “Susannah at her bath”, 1850.

    National Gallery

    London, Uk.

     

     

    Ho bisogno di una meta, di una VITA, di cellule, di LIBERTA’. Sono un quadro inglobato nel suo insignificante museo londinese. Sono in gabbia.

     

    *Yesterday, The Beatles.

     

    su www.generazionerivista.splinder.com

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    July 14

    BluBluBluMilleBolleBlu

     
    ...e come Marcovaldo, coi figliuoli che nel fiume buttano detersivo, che anche qui volino bolle di sapone, portate dal vento sulla mia finestra.
    July 02

    Cervelli chiusi per ferie

     
    Sotto sotto l'ho sempre saputo che innamorandomi mi sarei anche rimbambita. Che avrei scritto racconti invece che pigliarmela con Berlusconi (e comunque ancora lo faccio eh, solo con minor evidenza), che avrei smesso di vedere film dove si deve pensare sostituendoli con pratici e strappalacrime cloni di Titanic, che avrei usato il calendario solo per fare il conto alla rovescia "meno due giorni lo vedo. meno sei ore. meno 5 minuti" e via dicendo. Potrei fare un lungo, lunghissimo elenco di quante cose cambiano, davvero, ma sarà per un'altra volta. E poi chissenefrega, proverete da voi quando capiterà.
    Non vorrei fare di tutta l'erba un fascio, ma avanti, le ragazze sono qualcosa di incredibile quando prendono una sbandata. Attaccano con l'avere gli ormoni fuori sincrono, poi piangono per chissà cosa (ma perchè? cosa c'è che non va? "Sono troppo felice". ma cazzo ridi, non piangere) e ogni due parole, escluse le preposizioni, nominano il loro principe. "Eh sì lo pensa anche I.", "Ma dai lo dicevo anche a I. ieri sera", "Eh ma lo sa anche I. guarda, non mi piace proprio". Insomma, volenti o nolenti LUI è il chiodo fisso. Bello, per carità, ma le amiche ti sopportano ancora cara ragazza con gli occhi a cuoricino? Quando ti chiedono "esci stasera?" e tu eri quella che minimo tornava ubriaca alle tre mentre ora fai la calzetta davanti alla sua gigantorafia sul comò, beh, non ti vengono dei dubbi? Forse, tesoro, stai invecchiando. Hai la menopausa in anticipo.
    Forse sei solo...un pò Moccia.
    Un pochetto.
     
    Checcazzo, non piangevo mai. Ci sono voluti anni! E ieri mi sono commossa con un film comico (vergogna! senza dignità! cacciata dal Paradiso!). 
    Checcazzo, ululavo che "alla fine tutte le più belle storie d'amore finiscono male. Crepano tutti. Creperò sola e zitella anch'io..." e invece ora sogno di avere un nugolo di piccole mocciose camune al seguito.
    Ehi!
    Basta.
     
    Ridatemi cinismo, voglia di bere e...cazzo è tardi, devo chiamarlo. picciù picciù tivibbi.
     
    (ragazze, non cedete! amate ma con dignità!) (io scherzo. non sono una gattina) (credo)
     
     
     
    July 01

    Aceto

     
    Febbraio 2009.
    Nonno mi ha chiesto se mangiavo l'insalata con l'aceto.
    Dannazione, no, odio l'aceto.
    "Sì" ho detto. E credo di averlo fatto per non disturbare, per quel sentirsi estranei tra i parenti e amici con gli sconosciuti.