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21 settembre

Mangiatoia

 
La sera mi piace andarmene da casa, fare un fagotto delle mie poche cose (due sigarette, la tua foto di quando eri al mare, dieci euro) e starmene un pò in giro, giù al paese.
Non c'è mai nessuno, nè un amico nè un rompiballe qualsiasi a cui lanciare bestemmie. Che un pò, lo devo ammettere, mi fa bene bestemmiare, che tanto Iddio ha deciso di scordarmi per partito preso. Allora io qualcosa devo pur fare, no?
Poi mi viene fame, dopo tutta questa serata passata a trascinarmi i piedi, riflettendo su quante volte avrei dovuto dirti "sei bella" e invece me ne stavo zitto, leggendo la Gazzetta o sbraitando contro i nostri figli, che poi sono morti tutti e due, quella notte pazza, e neanche tu sei più stata tanto viva, dopo. Se uno sapesse, quando è ormai a metà della sua vita, quello che sta per capitare, magari non si perde in tribolazioni inutili e fa qualche complimento in più, una carezza, un regalo. Che magari si evita di fare fagotto delle sue quattro cianfrusaglie e si perde, la sera, a cercare un ristorante, con dieci euro, perchè non ha mai imparato a cucinare.
L'insegna al neon mi ricorda che qui la pizza costa solo qualche spicciolo. Un motivo ci sarà, ma scelgo di entrare comunque, non salutare e chiedere da bere, subito, per rompere il ghiaccio. Il vino fa vomitare qui.
Sto usando sette dei miei dieci euro per vomitare la notte, i pensieri, te.
Per scaricare la malinconia dei vecchi sempre arresi alla morte.
Fanculo l'anzianità, le rughe, i neuroni spiaccicati, i cazzi girati, il viagra.
 
Sono solo, seduto nel mezzo della sala giallognola. Mangio senza voglia di masticare, ingoio ricordi che spero di cacare più tardi.
Una bimbetta che guarda la sedia spoglia al mio fianco. Che vuoi? Sì non aspetto nessuno, non ho bocconi per nipoti mogli compagni, non ho neppure un parente che mi piaccia d'invitare a mandar giù un bicchierino.
Pensa, bimbetta, posso fare quello che mi pare, senza orari o raccomandazioni, come un ragazzino arrapato e sepolto dall'acne. PENSA CHE FORTUNA!
 
Cerco di convincermene, certo, che la tua assenza è naturale, normale; che la solitudine fa parte della vita come l'amore e il mal di denti; che da quando sono in pensione, ogni sera, da tre anni, entro in questo ristorante e nessuno mi riconosce.
Sono invisile e non ci credo, no, che è normale perchè su sei milardi in 'sto mondo almeno un cane, per me, ci dovrebbe essere.
 
 
Viene mezzanotte
si spengono le luci

Commenti (5)

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Clerha scritto:
è un'immagine bellissima sai?
però in effetti dev'essere scomodo avere circa 30 tazzine e tutte sporche. già il fatto di avere una tazzina per giorno dev'essere difficile.
comunque prossimi acquisti: calendario e lavastoviglie
22 Set.
Edoardo Grimoldiha scritto:
Io mangerei al ristorante solo per non lavare i piatti. Quando resto a casa da solo, conto i giorni tramite le tazzine da caffè dimenticate al lavandino.
22 Set.
Clerha scritto:
Grazie a entrambi.
22 Set.
anche a me han sempre dato da pensare quei tizi che mangiano al ristorante da soli. quelli che cercano di dissimulare una tristezza amara e una profonda solitudine. chissà chi li ha portati lì, li ha spinti a restare da soli...
e forse qualche risposta ce la dà questo post: bravissima!
22 Set.
claraha scritto:
le parole, lente, si srotolano, dolorose..brava.
21 Set.

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