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February 07 ViviCasaNon è tanto essere stanchi, non proprio. E neppure mi manca qualcosa. Ma in un azzardo continuo com'è il futuro penso, mi domando, sbaglio clamorosamente a chiedermi qualcosa. Dovrei smetterla. Cosa voglio essere? Dove voglio esserlo? Massì, mettiamoci il cuore in pace che la strada è lunga. Un cazzo. Ho paure ipocondriache di non arrivare a domani.
Non c'è casa, e tutto mi è familiare certe volte.
Non so. C'è qualcosa che è troppo distante da me, e solo al mio fianco non mi domando stronzate.
Forse sono fatta così, ogni due anni (quasi due anni) devo prendere e volare via. Con poche remore. E senza scuse.
C'era una volta...Ho tanti incipit e nessuna storia. February 05 Il Mondo non funziona a dovere.Si presume che debba tirare avanti, certe volte, ma pare che si stia trascinando inesorabilmente da qualche tempo. Io lo sento addosso il suo peso, il fiato sul collo, la noia avanzata da qualche serata senza pretese. E in auto neanche un cd decente.
Mi era presa, qualche giorno fa, la voglia di parlare. Non volevo un tema preciso su cui discutere né una persona particolarmente attenta alle mie parole. Potevo anche raccontarmela da solo, in coda al tabacchi per le sigarette che non fumo da dieci giorni, ma poi ho cambiato idea. Improvviso, così, con una mano in tasca a cercare tre euro e settanta e il cervello svuotato. Mi sono chiesto perché parlare, ancora. Perché pensare, ancora.
Mi ero anche messo a girovagare in cerchio, sui miei passi sdruciti, sul marciapiede. Guardavo il centro commerciale di fronte a me, rosso e bianco e immenso, col suo inno alla frenesia. Alle mie spalle la Questura. E auto a sfrecciarmi al fianco, o in attesa annoiata del semaforo verde. Ed è tutto così ordinario, a una prima occhiata. Sbagliato. Questo Mondo ha gli ingranaggi mezzo spappolati, ma la poesia è rimasta. Ogni fanale di quelle roboanti compagne illumina le strade di gente che non conosco, che mi passa davanti senza pretese e si lascia attraversare da un tempo che scandisce anche la mia di vita. I cartelloni, i mangiatori di desideri, gli estirpatori di viziosità. Un paesaggio tutto nuovo, dove non è l’albero o l’uomo il protagonista, ma la luce. Le città hanno luci strane.
Nel dubbio, certe volte, chiedo al primo passante che capita se ha da accendere. Me ne frego se fuma anche lui o se mi scambia per un barbone, che tanto le persone scendono sempre alla prima fermata, di fretta, senza chiedersi poi troppo. E’ il comunicare che ci tiene in vita. E nel buio autorevole delle vie cittadine non si può parlare. Serve luce.
![]() Depende...E' che siamo di passaggio come nuvole nell'aria...turuturuturuturu...
na na na
vabè. |
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