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27 novembre Il No Berlusconi Day può significare qualcosa?
A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi e riteniamo che il finto “Fair Play” di alcuni settori dell’opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno, eventualmente, davanti agli elettori. Quello che sappiamo è che Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali -come ribadito in questi giorni dalla stampa estera ce definisce la nostra “una dittatura”- e che lì non dovrebbe starci, anzi lì non sarebbe nemmeno dovuto arrivarci: cosa che peraltro sa benissimo anche lui e infatti forza leggi e Costituzione come nel caso dell’ex Lodo Alfano e si appresta a compiere una ulteriore stretta autoritaria come dimostrano i suoi ultimi proclami di Benevento.
21 novembre Senza tanti giri di parole 2“Parole parole parole” (Mina)
Quando ero piccola, giocavo spesso con una cara e affascinante amica di nome Barbie che faceva sfigurare tutti i Cicciobello e le Bollicina esistenti sulla Terra. Lei era per me un simbolo di bellezza abbagliante e di successo, l’emblema di quello che tutte le donne dovevano diventare da adulte: gnocche, ricche, con un pony e molteplici ville rosa. E mentre crescevo mi convincevo che Barbie, con le sue zuccherose curve mozzafiato, non era affatto quella che si definirebbe oggi una Escort, che è poi lo stesso nome della vecchia Ford che i miei genitori hanno distrutto dopo una serata al Lago di Garda. Pensa che roba. Ogni volta che sento quella parola al tiggì penso all’auto mezza accartocciata dal meccanico. Non riesco proprio a credere che dei politici girino con una Ford distrutta, ma vintage gustibus… In varie occasioni si è potuta fare la conoscenza di questo mondo parallelo dove dietro ad ogni uomo c’era una lei. Fino a Marrazzo. Ed era anche simpatico, all’inizio, notare i gusti di certuni che avevano panzetta e mento tremulo ma si ostinavano a circondarsi di bellissime fanciulle. Ma và, vecchio! Rinuncia all’idea di eterna giovinezza che non ti si confà, e porta i nipotini al parco. Poracce loro che non si trovano mai un George Clooney davanti ma, al massimo, un Leone Di Lernia riesumato a fatica.
“Escort è il nuovo nome. Escort è un nome che sembra nobile. Sembra un’attitudine piuttosto che un mestiere, una specializzazione piuttosto che una disperazione”scrive Saviano su L’Espresso della scorsa settimana. Vogliamo dargli torto e dire “no, ma dai, ci sono i bambini che se poi sentono quella parola che brutto che la ripetono”? Eh, poveri pargoli. MA POVERI NOI! Che tormento sapere chi va a letto con chi. Barbie sarebbe stata più accorta, modesta e si sarebbe lavata la coscienza facendo l’ambasciatrice Unicef e sfornando biscotti glassati. 17 novembre Finchè Gelmini non ci separiSe ti svegli, una mattina, e neppure una deliziosa fetta di torta al cioccolato accompagnata dalla notizia che inizia il weekend ti salva dal peso di un’intera settimana grigia, allora è proprio dura, la vita. Ma cosa può affliggere un ventenne con in mano un’ottima colazione? L’università. Nuovo ordinamento: il problema non è cambiare, fare pulizia di baroni duchi conti e corsi fantasma o guardare al futuro. No, certo che no, noi giovani lo vogliamo abbracciare con foga questo caro Futuro, ma se si vuole modificare profondamente qualcosa di ben radicato e gerarchizzato, se si desidera migliorare e spingersi verso una nuova era, beh, non si può mica chiudere gli occhi e buttare tutto. Una o due conseguenze ci saranno. Come, ad esempio, studiare Lettere Moderne Curriculum Storico e non avere materie da seguire al terzo anno. Come mai, di grazia? Perché il nuovo ordinamento ha tranciato via storia di questo, storia dell’altro e varie altre storie. Ah. Questa frenesia di diventare moderni nel giro di un paio d’anni ha portato ad avere studenti sprovvisti, loro malgrado, di corsi di laurea per loro obbligatori, sempre che vogliano laurearsi. A molti, visti i tempi, conveniva iscriversi a Medicina. Se io volessi sostenere un esame di geografia, ad esempio, sarei obbligata a farlo da non frequentante, con libri che nessuno mi ha spiegato e senza la certezza che il professore ci sia. E tutto questo farcito da un buon numero di code per uffici vari al fine di scoprire se mi è dato o meno usufruire di un servizio per cui ho pagato. Il punto è che per cambiare bisogna prima creare delle situazioni di riparo, di appoggio per chi questo cambiamento non può sostenerlo. Uno studente al terzo anno, prossimo alla tesi, non deve e non è giusto che si trovi senza ciò per cui ha scelto di intraprendere l’università. Eliminare gli sprechi non può voler dire agguantare le tasse scolastiche e poi non fornire professori, assistenti, libri e, soprattutto, lezioni. E’ quasi ridicolo che si debbano fare quattro esami su sette a occhi chiusi. E che per aprire gli appelli online bisogna andare a caccia di insegnanti disposti a interrogarci, come fosse un favore e non un preciso dovere lasciarci studiare e andarcene per la nostra strada. 13 novembre DifDifetti. sapete, ne abbiamo, tutti, più o meno.
Io ne ho, più o meno evidenti.
E' giusto sentirsi in colpa per dei difetti?
Dei difetti, qualcosa che, sai com'è, hai. 12 novembre Senza tanti giri di parole“Bla bla bla bla cha cha cha” (Petty Booka)
Poiché parlare è uno dei mezzi più potenti che possediamo e colloquiare è un modo efficace e quantomeno istintivo di comunicare, mi soffermo ad analizzare alcune parole che, volenti o nolenti, sentiamo addosso cinque giorni su sette. Tipo, chessò, Inno Nazionale: Fratelli d’Italia, dell’elmo di Scipio, eccetera. In questi giorni la cantano in versione femminile / pseudo Anna Tatangelo per una nota pubblicità di collant et similia. Non è un’idea malvagia canticchiare Mameli mentre si passeggia o si spritzeggia o si guarda la tivvù. Che male c’è, dico, a imparare l’hit anno 1847 (passatella ma sempre frizzante) in modo non consueto? I calciatori hanno dovuto sforzarsi non poco a superare la crisi quando li hanno chiesto di apprendere almeno le parole per il tempo necessario del karaoke in campo, figuratevi gente comune che non ha occasione di sentire il motivetto allegramente patriottico in giro. La Televisione insegna ancora, anni dopo “Non è mai troppo tardi”. Non ci vedo qualcosa di polemico, anche se il facile mormorio politico è già cominciato (sperando non abbia seguito). La Nazione si sente offesa e oltraggiata? Si dovrà mettere il muto durante la già citata rèclame come per Rocco Siffredi, cosicché la sensibilità pubblica è preservata, o rinnovare l’inno italiano, provvedendo a renderlo orecchiabile e molleggiato? Un lavoro per X Factor, eventualmente.
Il sottosegretario al Lavoro: "Credo sia meglio lasciare l'inno nazionale agli ambiti istituzionali e non usarlo per fini pubblicitari". La Russa: "Pubblicità infame, umilia e offende"
Signori miei, calma, calma, è lo show-biz. Se avessero detto, ad esempio, Calzettai d’Italia o magari Compratori Famelici d’Italia, ok. Ma in realtà l’intimo messaggio dell’inno modificato è: Donne, Mameli era un maschilista becero. Perché fratelli? E le sorelle? E le nuore? E le cognate? Eh, sono mica anche loro cittadine? Donne, è arrivato il calzolaio e ha portato la parità dei sessi. Si offenderà mica l’Inno, soave e imponente, per una sorellina illegittima? |
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